2003-11-12 populismo

2003-11-12 Populismo
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  • LA REPUBBLICA 39MERCOLED 12 NOVEMBRE 2003

    DIARIOdi

    n fenomenoche haconosciutovarie fasi. Lapi recenterisale alla

    seconda met degli anniOttanta e coincide con lacrisi dei grandi partitipolitici. Ma qual oggilimpatto del populismo,che presente tanto adestra quanto a sinistra, equali prospettive puavere nellambito delledemocrazie sia europeee che americane? Nediscutiamo con alcunistudiosi della politicache allargomento hannodedicato vari saggi.

    POPULISMO credere, o finge-re di credere, che popolo sia un

    ismo, e cio un tutto unico, o un unico animale, da sud-dividere, al pi, per medie e sondaggi: la pensa cos il 30,cos il 20, cos il 10 per cento e cos via. Populismo rite-

    nere che una politica fondata, invece, sullinaliena-bile valore della responsabilit di ciascuno sia fa-vola o illusione o utopia. Populismo accondi-scendere al peggiore dei cattivi proverbi: che la vo-ce del popolo (e cio, inutile dirlo, della maggio-

    ranza) sia la voce di Dio. Da cui ovviamente il corollario:che lo sia altrettanto la voce che a quella del popolo fascimmiesca eco. Populistica la politica che occulta lacomplessit dei problemi, o che li contrabbanda comeleffetto di complotti e sabotaggi da parte del nemico diturno; che asservisce allidolo della naturale bont deinostri, individuali, appetiti, illudendo che il miglioredei mondi possibili nasca dal loro libero intreccio.Populismo proprio questa confusione tra liberte licenza, tra obbedienza e anarchia. Una vacua si-curezza nelle proprie ragioni che genera aggressi-vit, insicurezza, angoscia.

    MASSIMO CACCIARI

    POPULISMO.

    ANTONIO GNOLI

    U

    Intervista a Yves Mny/ Un fenomeno che nasce dalla crisi della politica

    Se il populismo va al potere cisono due strade: o si integra con ilresto della vita democratica o falli-sce. Lesempio Haider in Austria,il cui programma segnato da unastridente contraddizione fra il di-scorso radicale e la pratica politica.

    C un crescente populismo me-diatico. Cosa ne pensa?

    un incontro fatale quello fra igrandi mezzi di comunicazione e ilpopulismo. Per il semplice motivoche qui molto pi forte si pone ilproblema della leadership e deirapporti che intrattiene con la suabase. Per il fenomeno mediaticocoinvolge anche le democrazie: iClinton, i Blair, gli Chirac non sonocerto digiuni di televisione e delmodo di usarla.

    La leadership di Blair contieneuna componente populista?

    Blair ha indebolito il partito la-burista e accentuato la comunica-zione con la gente, e in tal senso lasua leadership contiene un ele-mento populista. Questo da un lato.Dallaltro Blair continua ad avereposizioni sufficientemente auto-nome dallopinione pubblica, an-che sulla guerra irachena. Tuttaviail populismo in Inghilterra passa at-traverso la stampa popolare. Le de-cisioni di Blair sul conflitto irache-no sono state criticate dalle lites

    politiche, ma so-stenute da largaparte della stam-pa popolare.

    C il rischio diuna telecrazia?

    La televisio-ne un mezzo di

    enorme potenzialit. De Gaulle futra i primi a comprenderne la forza.E attraverso questo mezzo in pi diuna occasione ha scavalcato i parti-ti per parlare direttamente al popo-lo. Oggi per il Generale sarebbeconsiderato un dilettante. Il puntovero non tanto lappello direttodel politico attraverso il mezzo. Illeader non ne ha bisogno. O almenonon pi di tanto. grazie alla pro-paganda che la televisione di oggi

    ha creato la vera derivapopulista. Se un com-mentatore televisivodice: il leader politicotal dei tali ha ricevutouna telefonata da Putino da Bush o da Blair, silascia intendere chequel leader ha unagrande autorevolezza.

    Ma niente di pi. Niente che spieghiche cosa si siano detti in quella te-lefonata, che conseguenze ha sullavita politica. Capisce? Puro vuotocontenutistico. Propaganda senzavera informazione.

    Laltra faccia del leader il popo-lo. Che idea ne ha?

    Il popolo pu fare molto, manon pu fare tutto. Il potere sponta-neo delle masse un potere moltopericoloso, che servito come pre-testo per tutte le dittature: sia di de-stra che di sinistra.

    C QUALCOSA che negli ul-timi due decenni la politicaha conosciuto come feno-meno emergente prima e dilagantedopo: il populismo. Jean Marie LePen in Francia, Jrg Haider in Au-stria, Bossi e Berlusconi in Italia, perfare gli esempi mediaticamente piricorrenti, hanno in qualche modocambiato non tanto le regole ma laqualit della politica. Al punto daobbligare molti studiosi ad analiz-zare da punti di vista nuovi le so-ciet democratiche. Fra i primi astudiare il fenomeno Yves Mnyche, insieme a Yves Surel, un paio dianni fa uscito con un lavoro dedi-cato ai rapporti fra populismo e de-mocrazia (edizioni il Mulino).

    Gli studi pi recenti sul populi-smo concordano sul fatto che molto difficile trovare un accordosul suo significato. Perch?

    La difficolt dovuta al fatto cheil populismo non una ideologia,come il marxismo o il liberalismo.Non facile da fissare concettual-mente una volta per tutte, ed un fe-nomeno politico rintracciabile sia adestra che a sinistra.

    Un concetto trasversale?In qualche modo s. Un concet-

    to che muta a seconda dei contesti edelle situazioni in cui calato.

    Ma se dovessimo dargli una purvaga colorituraideologica, checosa potremmodire?

    Il populismo lideologia delpopolo. In que-sto non diversodalla democrazia. Ma con una diffe-renza di non poco conto. Il populi-smo emargina un elemento che molto importante per la democra-zia: cio la limitazione del potere ela difesa dello stato di diritto.

    Ma quale definizione potremmodare oggi della democrazia?

    Essa d un ruolo di grande rilie-vo al popolo. Ma non si esaurisce inesso. Rispetto al popolo, c linsie-me di procedure e regole che tutti,quindi anche il popolo,devono rispettare. Sel80 per cento degli ita-liani o dei francesi o deitedeschi vuole la penadi morte, non per que-sto democratico ap-plicarla. La democra-zia negli anni ha sapu-to introdurre regolesuperiori di civilt. Viceversa per ilpopulismo esiste solo la voce delpopolo, che tra laltro una vocespesso manipolata.

    Allude al modo in cui la leader-ship populista gestisce il suo rap-porto con la gente?

    Nel populismo frequente tro-vare un uomo che pretende di in-carnare le aspirazioni e le frustra-zioni di una parte del popolo. E que-sta pretesa assume una forma pi omeno carismatica. Si tenga conto diun fatto: il carisma non una dote

    intrinseca dellindividuo che di-venta capo, bens una relazionefra lui e il popolo.

    Una relazione di che natura?Di complicit. Essa corrisponde

    ad attese pi o meno nascoste e faleva su sentimenti molto elementa-ri. I leader populisti in genere han-no soluzioni facili a problemi com-

    plicati. questa la ragione

    del successo? una delle ragioni.

    In realt il populismo forte dove la strutturapartitica debole, oquando essa entra incrisi. Pu sembrare cu-rioso, ma il populismo

    quasi una costante negli Stati Uni-ti dove i partiti sono pure macchineelettorali per eleggere il presidente,e non hanno nessunaltra funzionedi rilievo. In Francia sia nellOtto-cento che nel Novecento si sonoavute forti pulsioni populiste in re-lazione alla debolezza della politicaufficiale. NellEuropa di oggi vedia-mo che allEst risorge il populismoper levidente debolezza dei partiti.E a Ovest esso si affermato per lin-treccio troppo stretto fra partiti digoverno e di opposizione.

    Lei insiste sul populismo comepatologia della democrazia. Esi-stono esperienze populiste tan-genziali ai fenomeni autoritari e

    totalitari?Non c dubbio. In realt per,

    pi che di populismo vero e pro-prio, si tratta in questi casi di unapura manipolazione delle masse,utilizzate per il sostegno o il raffor-zamento del potere. difficile perricondurre questi ultimi nellalveodel populismo.

    Una parte del popu-lismo pretende di ri-condurre lidea di po-polo allidea di comu-nit. unoperazionelegittima?

    Direi che comple-tamente infondata. Lecomunit cui si richia-ma il populismo sonodel tutto inventate. Pretende di in-cludervi il popolo, e di tenere fuorialcuni elementi.

    Quali?Lesclusione pi evidente la fi-

    gura dello straniero. Poi dal proget-to populista vengono escluse tuttequelle forze considerate ostili al po-polo: il capitale internazionale, lagrande industria, le grandi banche.Il popolo cui fa riferimento com-posto da gente umile, povera, fru-strata. Automaticamente ostile allelites economiche, burocratiche,intellettuali, politiche.

    Lavversione alle lites non im-pedisce al populismo che va al po-tere di farne parte.

    Fra i vari libri nesegnaliamo alcuniparticolarmenteimportanti. Intanto quellodi Marco Tarchi LItaliapopulista che uscir ilprossimo 21 novembreper le edizioni de ilMulino. Sempre ilMulino ha pubblicato lostudio di Yves Mny eYves Surel su Populismoe democrazia. di questi giorniLillusione populista diPierre-Andr Taguieff,edito da BrunoMondadori. Infine uscirnel gennaio del prossimoanno Atlante delpopulismo di Gui Hermet.

    LA RELAZIONEDI COMPLICITTRA IL LEADERE IL POPOLO

    UN FENOMENOCHE SI TROVASIA A DESTRACHE A SINISTRA

    Il disegno di TullioPericoli

    Un nuovo spettro si aggira per il mondoPOPULISMO

  • 40 LA REPUBBLICA MERCOLED 12 NOVEMBRE 2003D I A R I O

    MOLTI SEGUACINESSUN MAESTRO

    LA STORIA DI UN FENOMENO CHE OGGI IN PIENA ESPANSIONE

    MARCO TARCHI

    Quando ieri a Valle Giuliaavete fatto a botte / coipoliziotti, / io simpatizzavocoi poliziotti! / Perch ipoliziotti sono figli di poveri.Vengono da periferie,contadine o urbane / che siano./ ()() e voi, amici (bench dalla/ parte / della ragione) eravate iricchi, mentre i poliziotti (cheerano dalle / del torto ) erano ipoveri. Il Pci ai giovani(1968)

    PIER PAOLO PASOLINI

    MOLTI padri, interpreti eseguaci, nessun mae-stro. Sebbene si indugiancora a negar